Alla Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lucio Barbera” della Città Metropolitana di Messina, per qualche ora, la città è sembrata tornare indietro nel tempo. Tra le pagine de “Il balcone sulla piazza”, i racconti di quartiere, i mercati popolari, i cinema di una volta e le storie dell’Opera dei Pupi, il pubblico si è ritrovato immerso dentro quella Messina autentica che continua ancora oggi a vivere nella memoria collettiva.
L’incontro dedicato al libro del giornalista professionista, scrittore ed ex firma storica del quotidiano La Sicilia Cesare Giorgianni, inserito nella XVI edizione de “Il Maggio dei Libri 2026”, ha assunto fin da subito il tono di un viaggio emotivo dentro l’identità popolare della città.
Presenti gli studenti dell’Istituto di Istruzione Superiore “Antonio Maria Jaci” e dell’Istituto Tecnico Trasporti e Logistica “Caio Duilio”, storico Nautico cittadino, coinvolti in un’iniziativa che ha voluto creare un ponte diretto tra le nuove generazioni e la memoria storica della città.
Ad aprire l’iniziativa sono stati i saluti istituzionali della dirigente della VII Direzione “Servizi Sociali e Politiche Culturali” della Città Metropolitana di Messina, Anna Maria Tripodo, che ha sottolineato il valore di iniziative culturali capaci di avvicinare soprattutto i giovani alla memoria storica della città, ai suoi costumi e alle sue tradizioni popolari.
Subito dopo è intervenuta Tommasa Siragusa, già direttrice della Biblioteca Regionale Universitaria “Giacomo Longo” di Messina, che ha evidenziato il valore del libro come strumento di relazione, crescita culturale e conoscenza, capace di mettere in contatto persone, autori ed emozioni.
Di particolare spessore l’intervento di Rosaria Landro, responsabile della Biblioteca “G. Pascoli” della Città Metropolitana di Messina, che ha approfondito il tema scelto quest’anno per “Il Maggio dei Libri”, “Ogni libro è una creatura viva”. Un intervento intenso e ricco di contenuti, nel quale ha evidenziato come il libro non rappresenti soltanto carta stampata, ma un ponte tra persone, emozioni, territori e generazioni.
Rosaria Landro ha inoltre sottolineato il valore della lettura come esperienza capace di creare ponti tra generazioni, territori e memoria collettiva, soffermandosi anche sull’importanza del circuito “scambialibro” quale virtuoso strumento permanente di condivisione culturale.
A contestualizzare l’incontro è stata poi Daniela Cucè Cafeo, responsabile della Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea “Lucio Barbera”, che ha evidenziato il valore simbolico della location scelta per la presentazione. Uno spazio, ha spiegato, dove convivono arte figurativa e parola scritta, due linguaggi differenti ma profondamente legati tra loro e capaci di custodire memoria, identità ed esperienze collettive.
Nel suo intervento Daniela Cucè Cafeo ha invitato soprattutto i giovani presenti a lasciarsi incuriosire dalla memoria della città, ricordando come letteratura e arte riescano entrambe a custodire emozioni, identità e frammenti di vita collettiva.
Nel suo intervento, Cesare Giorgianni ha spiegato come il libro sia nato quasi per caso, dopo il pensionamento, frequentando quotidianamente un bar della zona di Piazza Trombetta. Da quella semplice abitudine è nata la curiosità di approfondire la storia del quartiere e soprattutto quella di Francesco Trombetta, figura di grande rilievo nella storia sanitaria e culturale della città.
Medico e chirurgo tra i più importanti della Messina di fine Ottocento, Francesco Trombetta introdusse in città moderni sistemi antisettici e fondò la scuola di medicina operatoria, contribuendo in maniera determinante all’evoluzione della chirurgia messinese. Una figura che ancora oggi resta legata a uno dei luoghi storici della città e che Giorgianni ha voluto riportare alla memoria collettiva attraverso il suo racconto.
Giorgianni ha ribadito di sentirsi prima di tutto un giornalista: “La mia è una scrittura immediata, quasi da cronista”. Una scrittura che attraversa tutte le sue opere e che nasce dall’esigenza di non disperdere memoria. Dalla prima pubblicazione dedicata al padre, che, come molti prigionieri di guerra, non amava raccontare le sofferenze vissute nei campi di concentramento, è nato infatti un lungo filo diretto con la storia della città e della sua stessa famiglia.
Tra le sue pubblicazioni figurano “Baracche e schiavitù nell’Europa del XX secolo”, “Morte a Taormina”, “Il rifugio della morte”, “La coppola di velluto nero” e “Raustina”. Libri differenti ma uniti da uno stesso sguardo: quello di chi racconta l’uomo, la memoria e i cambiamenti sociali con sensibilità giornalistica e profondità umana.
A dare voce alle pagine del libro è stata Silvia Castelli che, attraverso la lettura di alcuni brani scelti, ha accompagnato il pubblico dentro atmosfere, colori e umanità della Messina raccontata nell’opera. Una città fatta non soltanto di luoghi, ma soprattutto di persone. Di mercati popolari, cinema di quartiere, richiami dei venditori, volti, odori, tradizioni e piccoli rituali quotidiani che hanno costruito l’identità collettiva di interi quartieri.
Pagina dopo pagina è riemersa una Messina popolare, viva, a tratti ruvida ma profondamente umana. Quella del mercato di San Paolino, delle “Due Vie”, del cinema Casalini, dell’Opera dei Pupi e delle storie tramandate quasi come patrimoni familiari.
Particolarmente emozionante l’intervento di Sara Gargano, responsabile del Museo dell’Opera dei Pupi di Messina ed esponente della storica famiglia Gargano, custode della tradizione dell’Opera dei Pupi messinese.
Nel suo intervento ha ricordato una frase che il nonno Venerando Gargano ripeteva spesso: “Tutto ciò che siamo dipende da quello che siamo stati”. Un pensiero che racchiude il senso più profondo della memoria e dell’eredità culturale tramandata di generazione in generazione.
Sara Gargano ha raccontato, cosi come dentro il libro stesso del Giorgianni vi e’ riferimento, il legame quasi familiare che il nonno aveva con i suoi pupi, considerati quasi figli, custoditi con cura e passione insieme a un patrimonio fatto di arte, tradizione e identità popolare messinese. Suggestivo anche il ricordo del vecchio teatro dei pupi, poi distrutto dall’incendio del 1964, attorno al quale negli anni sono nate storie e racconti quasi leggendari.
Ha inoltre sottolineato la lungimiranza della famiglia Gargano che, anche con l’arrivo della televisione, ha continuato a custodire e tramandare la tradizione dell’Opera dei Pupi, introducendo elementi innovativi e figure femminili forti all’interno delle rappresentazioni cavalleresche.
L’incontro si è trasformato così in qualcosa che è andato oltre la semplice presentazione di un libro. Un momento di memoria condivisa, capace di restituire al pubblico il volto più autentico di una Messina che continua a vivere nei racconti, nelle tradizioni e negli occhi di chi sceglie ancora di custodirla.
“Il balcone sulla piazza”, viaggio nella memoria popolare della Messina che vive ancora nei racconti
